EDORTA JIMENEZ ORMAETXEA
Edorta Jimenez La voce delle balene Finalista Premio Nazionale di Letteratura Basca (tit. or. “Baleen berbaroa”) Traduzione dall’euskara di Roberta Gozzi 1a ed. in “Le Piramidi 77”, 2003 f.to 21x14 - pp. 306- euro 14,50 cod. Isbn: 88-8003-274-7 |
La voce delle balene: un canto che incornicia il romanzo di Emanuela Russo (redazione) Il canto melodioso dei giganteschi mammiferi in “La voce delle balene” di Edorta Jimenez incornicia il romanzo, sul filo di questo oscuro e affascinante richiamo si muove Sebastian, il giovane protagonista. La partecipazione alla cattura della balena, in un periodo di carestia, diviene il battesimo dell’adolescente nella comunità. «Quello fu il giorno in cui divenni un uomo», anzi meglio quello fu il giorno in cui gli altri membri della cittadina non lo chiamarono più ragazzo; perché per diventare uomo non basta un solo evento, anche se di grande importanza come quello (quel giorno Sebastian salva la vita a un marinaio caduto in mare). Da quel pomeriggio il giovane si trova catapultato in una realtà, che solo ora con occhi distolti dal mondo dell’adolescenza, vede in tutta la sua complessità. Il racconto in prima persona dell’ormai anziano Sebastian fornisce agli eventi di quegli anni (1586/1588) una vivida forza narrativa. Accompagnato dal «battesimo della balena» il protagonista si muove in vicende molto più grandi di lui, senza sempre comprenderle del tutto. Le problematiche religiose per esempio, con il confronto/scontro tra il Cristianesimo e le eresie (soprattutto quella Ugonotta), e la violenza della Chiesa attraverso il lungo braccio dell’Inquisizione. Le questioni politiche, nel rapporto di indipendenza/sottomissione tra le singole comunità e il potere del regno Spagnolo. Lo sviluppo della mentalità scientifica, nell’opposizione tra l’apprendimento alla scuola di Zubiaur del metodo deduttivo e dell’uso degli strumenti per navigare e il predominio della superstizione nella mentalità dell’epoca. La sfera sentimentale, dove la difficile gestione dei rapporti di amore e di amicizia, e dell’evoluzione dei sentimenti, si affianca alla fatica necessaria per comprendere le relazioni presenti tra gli altri individui della comunità, in cui Sebastian, da uomo, entra a far parte. Infine anche la violenza, il confrontarsi con l’esperienza della morte di suo padre prima di tutto, e del Mancino in secondo luogo, nel tentativo di dare un senso anche a quest’ultima. Morte che aleggia anche sul suo futuro, con la sua imminente partenza nella guerra contro l’Inghilterra. L’abilità di Jimenez sta nel riuscire a dosare questa eterogenea quantità di dati ed eventi, raggiungendo un equilibrio armonico, e soprattutto una rotondità nell’ambientazione. La comunità partecipa infatti coralmente alla crescita del ragazzo, ogni personaggio ha da un punto di vista semiotico un ruolo ben preciso: l’antagonista, l’aiutante, il guardiano delle porte, l’oggetto del desiderio... e da parte loro gli eventi storici forniscono una giustificazione e un movente alle azioni. La prospettiva poliedrica della narrazione lascia inoltre al lettore la possibilità di aprire una delle tante porte che si affacciano sul corridoio della trama, per poter approfondire a proprio piacimento uno o più aspetti toccati dall’autore. Con un linguaggio lineare e arioso Jimenez è in grado di emozionare: «Credo che trattenni il cuore con i denti per non lasciarlo scappare»; di proporre a ciascuno un esame di coscienza: «Non c’è ragione per cui ti debba sentire responsabile di decisioni che non sono tue» e «Conosci te stesso». E ancora di far riflettere sulla drammaticità del momento storico:»Abilità e intelligenza spesso passano per stregoneria», questo è un «secolo di morte, guerre di religione e di incertezze.» Il canto delle balene, che aveva guidato il battesimo di Sebastian, ritorna alla fine del libro; quando sciolti i nodi della trama, il giovane approda a un nuovo equilibrio, che gli dà i mezzi per poter affrontare con occhi consapevoli quello che la vita gli offrirà in seguito. Un finale aperto, quindi, al posto di un ritorno una partenza: le spalle rivolte verso casa e lo sguardo al mondo, spinto da una vivida curiosità, unico retaggio dell’adolescenza che ormai lo ha abbandonato. |




















